BCE e Mario Draghi – Istruzioni per l’uso
Seminario di Economia e Finanza a cura del Professor Giulio Tagliavini – Università di Parma

Mario Draghi ha traslocato a Francoforte nell’autunno 2011: in questi anni si è guadagnato “l’aureola di salvatore di Eurolandia” e ha plasmato una visione dell’Europa. “Whatever it takes. E credetemi sarà abbastanza” disse quattro anni fa in merito alla difesa dell’euro e i mercati gli credettero. La BCE di Mario Draghi è stata finora l’unico argine contro il riemergere di vecchi nazionalismi e l’irrompere di nuovi populismi, e anche se la moneta unica conta oggi “mille nemici ansiosi di imboccare un’improvvida exit”, ha un sostenitore dichiarato in Draghi. Quattro anni fa, infatti, l’euro superò la crisi e Draghi stampò moneta per acquistare titoli pubblici e alleggerire le banche, nella speranza che questo fosse occasione per le stesse di investire sulle imprese e produrre nuovi profitti. Un continente che non cresce e non ritrova la via per lo sviluppo è destinato a soccombere, di conseguenza anche i governi nazionali devono attivarsi per le riforme strutturali, ha sostenuto in questi anni il Draghi della politica monetaria espansiva non convenzionale del Quantitative Easing.

L’euro ora è irrevocabile. La BCE di Draghi si è dimostrata credibile; fedele al suo mandato, Draghi ha dimostrato di aver a cuore gli interessi generali, conquistandosi autonomia da pressioni politiche o elettorali.

Dopo le richieste di revisione della politica espansionistica finora seguita da Francoforte e criticata dal governo tedesco, Draghi era esposto al dilemma – conseguenza dell’aumento dei prezzi e della ripresa economica dell’area euro – di preannunciare un ridimensionamento alle misure di emergenza adottate nel tentativo di evitare la recessione. Nella conferenza stampa del 27 aprile, comunque, Draghi ha ribadito che il Quantitative Easing continuerà almeno per tutto il 2017 e che un successivo rialzo dei tassi di interesse sarà graduale. La Germania può stare tranquilla, l’orizzonte atteso del Quantitative easing non andrà oltre i primi mesi del 2018.

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